a cura di Lorenzo Baldo, Maria Loi e Marco Cappella - 27 Ottobre 2009Roma. Libero De Rienzo, l'attore che impersona Giancarlo Siani nel film Fortapasc, catalizza l'attenzione dell'Auditorium di via della Conciliazione.
E' una domenica di fine ottobre, la terza e ultima giornata di Contromafie. Don Ciotti ha appena segnato il solco da seguire per lavorare “365 giorni all'anno” sul fronte della legalità. Nando dalla Chiesa ha introdotto i rappresentanti dei tavoli di lavoro che hanno presentato le rispettive proposte. Il tutto è confluito nel “Manifesto” che sarà consegnato al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato e alle istituzioni europee.
Con grande professionalità e serietà De Rienzo legge punto per punto le richieste stilate nel documento: “Approvare un testo unico della legislazione antimafia e garantire una più efficace azione di contrasto; istituire un'agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie; colpire i legami tra mafia e politica attraverso la revisione del reato di voto di scambio e della normativa sui comuni sciolti per mafia e adottare un codice etico che impedisca la presenza nelle istituzioni di persone condannate o rinviate a giudizio per gravi reati; istituire un'authority indipendente contro la corruzione, dotata di poteri ispettivi e di controllo; estendere a livello europeo la normativa che prevede l'utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie; abolire tutte le discriminazioni a danno dei familiari di vittime innocenti; armonizzare le norme esistenti e garantire un effettivo riconoscimento, in sede civile, del danno biologico, di relazione e morale; affermare la centralità della scuola, dell'università e delle altre agenzie formative, nella definizione di nuove politiche sociali; difendere, in ogni sede, il diritto all'informazione garantito dall'articolo 21 della Costituzione – per poi concludere con la richiesta – di dedicare con un provvedimento legislativo, la giornata del 21 marzo di ogni anno alla memoria di tutte le vittime di mafia”.
La gente applaude, la musica di una canzone portata espressamente da un familiare di vittima di mafia, Vincenzo Agostino, riempie l'aria.
Oltre la sala, dopo la fugace apparizione della prima giornata di qualche esponente della maggioranza pronto a enunciare discorsi autocelebrativi (ma sfacciatamente assente nei tavoli di lavoro), si percepisce il silenzio assordante di una politica che rema contro. Quei “pozzi avvelenati della politica” citati poco prima da don Ciotti che sono ancora attivi. Così come evidenzia con forza il presidente di Libera “bisogna cambiare falda trovare acqua pulita, acqua nuova”.
Alla prima edizione di Contromafie di tre anni fa don Ciotti gridava che il tempo era scaduto, ora siamo decisamente in “zona cesarini”. Non c'è più un secondo da perdere in divisioni o tentennamenti. Da una parte troviamo l'impegno di Libera che prosegue la sua strada. Contemporaneamente assistiamo all'avvio di una rinnovata richiesta di verità e giustizia sulle “stragi di Stato”, una richiesta che nasce dal basso, dalla cosiddetta “società civile” che non si vuole rassegnare e che ha visto in un uomo come Salvatore Borsellino il principale ispiratore. Dall'altra sponda però si materializza con tutta la sua virulenza un sistema di potere pronto ad impedire ogni possibile “risveglio”. E' una partita ancora da giocare. Al centro del campo troviamo l'informazione. Con il suo ruolo determinante e tutto il suo carico di responsabilità.
ANTIMAFIADuemila ha partecipato attivamente ad alcuni tavoli di lavoro di Contromafie, riportiamo di seguito una sintesi delle attività svolte.
ARTICOLI CORRELATI:
- Per un dovere di informazione - di Lorenzo Baldo
- Per un'economia di Solidarietà - di Maria Loi
Tratto da: antimafiaduemila.com
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