Domenica, Agosto 01, 2010
   
Testo

Cerca nel sito

L’altra faccia della crisi greca

Kill PIL

Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

rivoltagrecadi Alessandro Cisilin - da «Galatea - European Magazine» di marzo, 2010.

La forza delle cifre sembra non lasciare spazio a obiezioni o a disquisizioni di orientamento politico-economico. La Grecia è sull’orlo del crack, e non c’è altro da fare che tagliare. Lavoro, stipendi, welfare. Falcidiare tutto per salvare il paese e l’equilibrio finanziario e monetario dell’intera eurolandia.

 



 

La responsabilità del dissesto è dei governi di centrodestra, cacciato l’anno scorso dalle urne, ma il centrosinistra ora non può che perseverare con le formule di lacrime e sangue. Eppure, c’è chi si ostina a non pensarla così. E non sono pochi.

A obiettare sono i lavoratori pubblici e larga parte dei privati, a cominciare da agricoltori, camionisti, aeroportuali, infermieri, oltre al grosso degli studenti e dei disoccupati. Il premier socialista Papandreou ha lanciato appelli alla popolazione alla calma, e ai sindacati alla collaborazione “responsabile” in vista dell’emergenza.

Alcune sigle hanno allora chinato la testa, molti altri – i non rappresentati ma non solo – l’ascia di guerra l’hanno invece sfoderata lo stesso, con scene di guerriglia urbana, agitazioni settoriali, università e scuole occupate, strade e trasporti bloccati, fino all’esplosione collettiva nello sciopero generale dello scorso 24 febbraio.

La fotografia delle finanze greche sembra peraltro inequivocabile. Il rapporto tra deficit e Pil è salito a un clamoroso 12.7 per cento - mentre la soglia fissata a Maastricht è al 3 - e il debito è oramai pari al 112 per cento del reddito nazionale.

Insomma la Grecia avrebbe gettato al vento i benefici acquisiti dall’ingresso nell’Euro, nonché gli iniziali sacrifici per aderire ai vincoli europei di bilancio. Uno “sperpero”, insomma, al quale dover ora porre inevitabilmente rimedio con copiosi tagli alla spesa pubblica. La ricetta è questa, giudicata inconfutabile da Atene quanto da Bruxelles, i cui leader nazionali hanno giurato di “non far cadere” il paese, senza peraltro stanziarvi neppure un euro.

Il “sostegno” europeo si è ridotto finora a un tiepido sostegno al drastico piano proposto dal governo greco di riportare le finanze pubbliche entro i paletti del Patto di stabilità già entro il 2012. La Commissione, in altre parole,


raccomanda un pacchetto di riforme strutturali per aumentare l’efficacia della pubblica amministrazione, mettendo in atto una riforma pensionistica e del sistema sanitario, migliorando il funzionamento del mercato del lavoro e del sistema di contrattazione degli stipendi”.

Traduzione: tagli ai servizi pubblici, a iniziare dalla sanità, innalzamento dell’età pensionabile, ulteriore precarizzazione del lavoro e riduzione dei salari.

Ora, non si tratta qui di confutare sul piano teorico siffatta dottrina di politica economica, sebbene oramai fiocchino in tutta Europa, Italia inclusa, i “manifesti” di economisti per la “liberazione dal pensiero unico”. E che di pensiero unico si tratti è confermato dagli stessi Trattati continentali che hanno codificato le strutture dei bilanci e i divieti di intervento pubblico.

Qui però si tratta solo di capire una cosa, ossia perché a quei precetti si stanno ribellando le masse. La ragione, a ben vedere, è piuttosto banale. La “terapia” viene avvertita non come un’inversione di tendenza, tipo “adesso dobbiamo pagare il conto”, bensì come la prosecuzione estrema, la miccia che fa esplodere un paese che, invece, ha già pagato abbastanza. Di “sprechi” ce ne sono senz’altro stati, tra ombre corruttive, retoriche sulla “giovinezza” economica greca sulla spinta dell’emancipazione democratica dai colonnelli dopo il 1974 e soprattutto il trionfo mediatico del cemento con le Olimpiadi del 2004.

Sta di fatto che, a raccontare il contrario di un paese arrancante, sono i dati oggettivi. La Grecia ha conosciuto una crescita annua del Pil, nell’ultima decade, superiore al quattro per cento annuo, ben oltre le medie europee, salendo nella classifica globale della competitività dal sessantaduesimo posto al quarantunesimo.

Dov’è allora il problema? A raccontarlo così sembra che quel boom economico sia avvenuto al prezzo di un eccesso di spesa pubblica. “Cifre gonfiate”, dicono oltretutto a Bruxelles, che ha aperto un’indagine (che coinvolge anche l’Italia) proprio sui dati forniti dagli esecutivi nazionali con la compiacenza di agenzie di rating americane.

Il rigonfiamento coinvolgerebbe peraltro decimali di punto e non smentirebbe la tendenza di fondo. E la tendenza che emerge non è quella di una crescita alimentata dalle uscite pubbliche, bensì al contrario avveratasi “nonostante” i copiosi tagli già portati alle prestazioni sociali.

Il servizio sanitario nazionale è stato di fatto azzerato, tra ospedali chiusi e privatizzati.

L’Università è sempre più striminzita, a numero chiuso e con quote di iscrizione a carico delle famiglie che sfiorano la cifra complessiva di cinque miliardi di euro annui, ingenerando così la maggiore proporzione al mondo (circa il cinquanta per cento) di popolazione studentesca costretta all’estero.

E la ricerca è congelata a un ridicolo mezzo punto percentuale del Pil, a una distanza siderale dagli obiettivi di investimento nella conoscenza fissati dalla celebrata Strategia di Lisbona (e qui si palesa anche la nevrosi europea, che da un lato chiede di spendere, dall’altro di tagliare). E infatti tra un taglio e l’altro le masse, sotto l’ombrello di trionfali ritmi di crescita, si sono pesantemente impoverite, a cominciare dai lavoratori, col fattivo contributo di un’inflazione governata senza controlli con l’arrivo dell’Euro (com’è accaduto in Italia) e di progressive amputazioni nelle garanzie salariali e contrattuali.

Gli occupati greci sono i più poveri d’Europa, con salari reali che ne relegano uno su sei al di sotto della soglia della povertà, la quale tra l’altro coinvolge oltre il venti per cento della popolazione totale, oltre il doppio della media continentale.

Dato ancor più interessante, sempre estrapolato dalle cifre europee: al netto delle prestazioni pubbliche, vi sarebbero percentualmente meno indigenti in Grecia che in Italia. In altre parole, la povertà greca è un prodotto diretto dei tagli al welfare. I ceti deboli, insomma, hanno già dato, e fin troppo.

L’incremento del Pil accompagnato da quello dell’indigenza indica palesemente un enorme trasferimento delle risorse dalle classi meno agiate alle altre. Sicché quel clamoroso sforamento dei limiti di deficit non appare affatto il risultato di alchimie finanziarie legate a eccessi di spesa, bensì del crollo economico delle masse decapitate dai tagli, con l’aggravante di un elite che, dopo il successo dei pur moderati socialisti, è corsa a depositare nelle banche svizzere quasi dieci miliardi di quell’esproprio collettivo.

Fuori dalle logiche del pensiero unico, la crisi greca non sembra dunque altro che un caso esemplare di scontro tra capitale e lavoro, col primo che schiaccia il secondo e ora trova nuova sponda nella logica dell’emergenza, oltre che su un’economia progressivamente deindustrializzata (nonostante i sacrifici salariali), che ha sostituito quasi tutte le attività produttive (scese all’un per cento del Pil europeo) con la rendita turistica, raddoppiando così il deficit con l’estero nell’ultimo decennio. E il piano del governo è chiaro: congelamento generale degli stipendi per quest’anno, decurtazione delle indennità del dieci per cento, nuove tasse su sigarette, alcol e benzina, aumento dell’età pensionabile ed equiparazione entro il 2013 di quella delle donne a quella degli uomini.

Altri sacrifici, dunque, e altri tagli. E un intero popolo è sul piede di guerra, e poco serviranno a placarlo i segnali di orientamento progressista prospettati dal nuovo governo di centrosinistra, quali una riforma fiscale che prevede l’abbassamento dell’attuale soglia di 75mila euro per l’applicazione aliquota più alta (quaranta per cento) e benefici promessi per le fasce inferiori, nonché una legge per abbreviare i tempi della cittadinanza alla popolazione immigrata più falcidiata d’Europa.

Troppo poco, per un popolo a cui viene offerto l’ennesimo aggravio delle politiche economiche che l’hanno costretto in ginocchio. Il virus che viene confuso con la medicina, e continua a essere iniettato. Il governo non può approvare misure salariali, fiscali e pensionistiche che servano a placare gli dei del mercato a danno dei lavoratori”, avverte il presidente del principale sindacato del settore pubblico Papaspyros, che il mese scorso ha indetto assieme a una sigla comunista una giornata di mobilitazione che ha fermato la Grecia.

Poi si sono mossi altri settori, fino allo sciopero generale. Ma la protesta non nasce ora, essendo il culmine di un disagio che da anni suscita proteste nella totalità delle categorie economiche, e manifestazioni spontanee delle periferie urbane lasciate nella solitudine delle sentenze di condanna emesse da quasi tutte le forze politiche, anche a sinistra. Ora quelle scintille sono diventate una ribellione nazionale.

 

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

 


Condividi

VIDEO IN EVIDENZA

Berlusconi e massoneria: "rapporti mai cessati, l'anello di congiuzione era Carboni"


La clamorosa intervista a Gioele Magaldi, massone del Grande Oriente d'Italia Democratico, durante la puntata del 22/07/2010 de "La Zanzara", il programma radiofonico di Giuseppe Cruciani su Radio24. "Vi sono massoni sia nel Pdl che nel Pd".

La inquietante Lettera Aperta N. 1 di Magaldi al "Fratello Silvio".

Gelli e l'iniziazione di Berlusconi

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Riso Amaro

Vignette tratte in prevalenza da
www.insertosatirico.com

Tematiche e finestre da cliccare

democrazia_comunicazione

kill_pil_icona

legalita_icona

guerra_e_verit_icona

cervelli_in_fuga_icona

fondata_sul_lavoro_ico

beni_comuni_icona

giulietto_chiesa_ico

ALTERNATIVA

alternativa_q

Il laboratorio politico
fondato da Giulietto Chiesa

Leggi qui

[La pagina su Facebook]

educazmedia_icona

libri_consigliati_icona

ZERO_911_ico

cometa

musicachip

archivio_di_megachip_icona

________________________________________________________

megachip_facebook

________________________________________________________

manifesto_liberta


Ultimi articoli pubblicati

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4

Traduci il sito nella tua lingua - Translate this site in your language

Login Form