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Altri mille italiani sul fronte afgano

Guerra e verità

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larussadi Enrico Piovesana - peacereporter.net.

In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato l’intenzione del governo Berlusconi di inviare sul fronte di guerra afgano altri mille soldati nella seconda metà del prossimo anno. Il nostro contingente militare salirà così a 3.800 uomini, diventando il quarto più grande schierato in Afghanistan

 


dopo quelli statunitense (100mila), britannico (9.500) e tedesco (4.400), scavalcando canadesi (2.800) e francesi (3.100).

Le truppe da mandare in Afghanistan verranno recuperate in gran parte dal Kosovo, forse qualcuna anche dal Libano. Anche i soldi necessari per finanziare l’escalation italiana in Afghanistan (che verrà votata il prossimo giugno) proverranno dal disimpegno militare su altri fronti, senza quindi comportare ulteriori aggravi di spesa. “Ci sono altre missioni alle quali si possono sottrarre risorse – ha detto La Russa – ho fatto un piano di riequilibrio e quando Tremonti l’ha visto, ha esultato: ‘Proprio al bacio’, ha detto”.
Il ministro ha spiegato che i mille uomini in più verranno impiegati in combattimento: “A Herat sono schierati tre Battle Group: prevediamo di portarli a quattro, in modo da permettere una svolta radicale nell’attività operativa”, consentendo alle truppe italiane di “bonificare una zona e poi di presidiarla in modo da impedire agli insorti di riconquistarla”.
Per capire come siamo arrivati fin qui, PeaceReporter ripercorre le tappe del progressivo coinvolgimento italiano nella guerra in Afghanistan.

Soldati attualmente schierati: 2.800 (ne sono autorizzati al massimo di 3.227, quota raggiunta nei mesi scorsi con l'invio delle truppe di rinforzo temporaneo per le elezioni, poi ritirate)
Militari caduti in missione dal 2001: 22 (di cui 14 in azione e 8 in incidenti o per malattie)
Costo della missione dal 2001: oltre 2,5 miliardi di euro (in costante aumento: oltre 500 milioni nel 2009 contro una media di 300 milioni nei primi anni).


ENDURING FREEDOM

- Il 7 novembre 2001 il Parlamento approva a larghissima maggioranza (tanne Prc, Pdci e Verdi) la partecipazione italiana all'operazione internazionale Enduring Freedom ("finalizzata al ripristino della legalità internazionale, in conformità agli obblighi derivanti dall'articolo 5 del Trattato di Washington e alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1368 del 12 settembre 2001 e n. 1373 del 28 settembre 2001").
- Il 18 novembre 2001 partono per il fronte, imbarcati su navi militari che salpano da Taranto, i primi 600 soldati italiani impegnati nella missione di guerra Enduring Freedom.
- Nel marzo 2003 vengono inviati in Afghanistan altri 1.000 soldati (soprattutto alpini) per combattere sul fronte di Khost (Operazione Nibbio).
La loro missione termina nel dicembre 2003, anche se l'Italia esce formalmente da Enduring Freedom solo nel dicembre 2006 (continuando fino a quella data la sua partecipazione alle operazioni navali nel Mare Arabico).

 

ISAF

- Il 10 gennaio 2002, a Londra, l'Italia firma un Memorandum of Understanding, con il quale formalizza il proprio contributo alla missione ISAF (autorizzata con Risoluzione n. 1386 del 20.12.2001 e avente il compito di mantenere la sicurezza in Kabul e nelle aree limitrofe, a tutela dell'Autorità nazionale afgana insediatasi il 22 dicembre 2001).
NB: L'unico passaggio parlamentare riguardante la partecipazione italiana alla missione ISAF avverrà A POSTERIORI il 27 febbraio 2002 con l'approvazione della "legge n. 15/2002 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 451, recante disposizioni urgenti per la proroga della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali": la "modificazione" riguarda l'inserimento nel testo del decreto di un riferimento alla missione ISAF "connessa a Enduring Freedom".
- Nello stesso mese di gennaio vengono inviati a Kabul i primi 450 soldati italiani nell'ambito della missione ISAF, che si stanziano nella base 'Camp Invicta'.

Fonte: peacereporter.net.

 


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