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Ucraina, la transizione infinita

Guerra e verità

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ucraina2009di Alessio Bini - peacereporter.net.

A un mese dalle elezioni, la politica è sempre piu' lontana dai bisogni dei cittadini. E il Paese fatica a rialzarsi dalla crisi.

 

Fin dalla conquista dell'indipendenza, sancita da un referendum popolare nel dicembre del 1991, l'Ucraina ha dovuto affrontare delle vere e proprie prove di sopravvivenza molto difficili, sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo politico.

Nonostante le speranze suscitate dalle dimostrazioni di piazza del dicembre 2004, comunemente definite con il termine di ‘rivoluzione arancione', poco, molto poco, e' mutato nel Paese: corruzione endemica, burocrazia soffocante, assenza di un sistema giudiziario forte, autorevole ed indipendente, eccessiva personalizzazione della dialettica politica e rapporti alquanto opachi tra politica ed economia, rendono l'Ucraina molto più simile all'era Kuchma di quanto molti ottimisti incalliti, i quali magari non hanno nemmeno mai messo piede nel Paese, non vogliano ammettere. I responsabili di ciò sono molti, ma molti di più sono coloro che pagheranno per le scelte errate compiute da una classe politica incapace di traghettare il Paese verso le riforme politiche, economiche e sociali di cui il Paese, per estensione il secondo più grande d'Europa dopo la Russia e abitato da 46 milioni di abitanti, necessita urgentemente.

L' anno che sta per concludersi e' stato, sotto molti punti di vista, particolarmente difficile per l'Ucraina. La crisi economica ha letteralmente messo a nudo le debolezze strutturali del Paese, a cominciare dall' industria pesante, settore chiave del Paese che soffre per la sua arretratezza tecnologica, per gli investimenti scarsi e per la sua fame mostruosa di energia. La recessione economica ha trascinato migliaia di famiglie sul lastrico e persino nelle città più ricche ed importanti come Kiev il numero di mendicanti, di vecchiette che vendono carabattole e bambini che lavorano per strada o nella metro e' aumentato. I dati dell'ultimo trimestre sono sconfortanti: basta dire che la produzione e' calata del 15 percento.

I settori economici non severamente toccati dalla crisi si contano sulle dita di una mano, tra questi l'export di armi e cereali, settori in cui l'Ucraina se la cava sempre abbastanza bene. Ma le difficoltà del Paese non si arrestano all'economia: vanno ben oltre e molto più in profondità e riguardano la politica. La politica sembra essere il vero malato del Paese: ogni giorno, in mille modi differenti, la classe politica ucraina palesa la sua incapacità di governare.
Come molti sapranno, il 17 gennaio si terranno le elezioni presidenziali. A mio avviso tali elezioni sono importanti per ciò che non produrranno: un ricambio nella classe politica. Viktor Yanukovic, leader del Partito delle Regioni favorito alle prossime elezioni, ha già fatto sapere di essere disponibile ad un accordo post - elezioni con il Blocco Yulia Tymoschenko e ha inoltre rassicurato Arseny Yatzienuk e Sergey Tgipko (altri due candidati alla Presidenza) che ci sarà lavoro anche per loro.

Vivendo in Ucraina si comprende come la campagna elettorale abbia creato una situazione a dir poco surreale: da un lato vi sono i candidati alla presidenza che con i loro spot elettorali promettono tutto ciò di cui il Paese ha bisogno e che non saranno mai in grado di dare: lavoro, sicurezza e giustizia. Dall'altro vi e' una popolazione stanca e disillusa che lotta giorno dopo giorno per mettere il pranzo e la cena in tavola. Tra questi due mondi, quello dei politici e quello delle persone normali, non c'e' alcun contatto.

La lotta politica e' molto aspra e ha superato ogni limite: il tentativo del governo Tymoschenko, in caduta libera nei sondaggi, di strumentalizzare l'epidemia di influenza suina al fine di evidenziare la prontezza del governo nel rispondere alla crisi, e' forse l'esempio più importante ma non l'unico. Il Fondo monetario internazionale ha deciso di non erogare, almeno per il momento, la quarta tranche di un prestito di cui il Paese ha bisogno. Questa decisione segue l'approvazione di una legge, promossa dal Partito delle Regioni, che a partire dal 2010 innalzerà il livello minimo degli stipendi e la spesa sociale. Semplice fumo negli occhi che verrà rapidamente diradato dal vento dell'inflazione.

Di fronte a questo spettacolo politico desolante i cittadini ucraini si barcamenano tra mille problemi: carenza di lavoro, stipendi indecentemente bassi, servizi pubblici scadenti, una percezione diffusa di insicurezza e problemi di alcolismo.

Tutto questo mette drammaticamente a repentaglio la democratizzazione del Paese, infatti, secondo un'indagine condotta dal Pew Research Center, i due terzi degli ucraini crede che solo un leader forte che usa le maniere forti (alla Putin per intenderci) può risolvere i problemi del Paese. Al contrario, solo un ucraino su cinque crede che la democrazia sia la risposta.

Fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/19163/Ucraina%2C+la+transizione+infinita.

 


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