
di Webster G. Tarpley - thetruthseeker.co.uk - tradotto da comedonchisciotte.org.
Dopo il massacro di Fort Hood in Texas, sono emerse due principali teorie per spiegare la condotta dell’autore accusato della sparatoria, identificato dall’esercito USA come il Maggiore Nidal Malik Hasan, uno psichiatra dell’esercito con origini giordano-palestinesi.
Una di queste teorie è accolta dai liberali di sinistra e dagli altri sostenitori e seguaci del regime di Obama, e sostiene che il Maggiore Hasan sia un musulmano sincero e devoto, che è stato vittima di una tragica contraddizione tra la sua fede religiosa e la logica delle guerre in Iraq e in Afghanistan, entrambe retaggio del ripugnante regime di Bush-Cheney. Secondo questa versione, Hasan deve essere visto come un individuo agitato e tormentato che è “scattato”, crollando psicologicamente sotto lo stress della sua orribile situazione.
Ecco come Obama ha riassunto questo approccio: “persino tra gli straordinari militari che abbiamo – e penso che tutti comprendano quanto siano eccezionali i giovani uomini e le giovani donne in uniforme in situazioni di stress estremo – ci saranno sempre casi in cui un individuo crolla”. (New York Times, 10 novembre 2009). Definire il Maggiore Hasan un terrorista sarebbe, secondo questo punto di vista, razzismo e pregiudizio vendicativo.
L’altra teoria è quella sostenuta dall’assortimento di neocon, reazionari, islamofobi ed altri generalmente ostili ad Obama. Questa teoria ritiene che il Maggiore Hasan fosse un terrorista islamico americano autodidatta, che ha annunciato la sua devozione alla jihad e agli attentati suicida, cercando di stabilire un contatto con “Al-Qaeda”, e generalmente pieno di odio per l’America, la libertà e per i suoi commilitoni.
Da questo punto di vista, è stata solo la pervasiva correttezza politica e l’ossessione multiculturale del regime di Obama, debole contro il terrorismo e infiltrato dai sovversivi ad aver impedito che il Maggiore Hasan fosse neutralizzato prima che potesse agire, e che impedisce ad Obama e ai suoi alleati democratici di dire la verità dopo i fatti avvenuti.
Queste vedute sono entrambe superficiali, ingenue ed inadeguate. [1] Altro non sono che i due forconi di un’articolata campagna di isterismo mediatico e di manipolazione delle masse pensate da un lato per spingere il vacillante burattino di Wall Street, Obama, che nutre dubbi sulla sua stessa sopravvivenza politica – a prendere presto una decisione in favore di un’escalation massiccia della guerra in Afghanistan allo scopo di accelerare lo sfacelo del Pakistan, minacciando quindi la Cina. Dall’altro lato il delirio dell’odio islamofobo usato contro il Maggiore Hasan dal solito cast radio di orchi reazionari (Limbaugh, Beck, Hannity, Levin) tenta di accentuare e rafforzare gli elementi razzisti e xenofobi dell’opposizione militante anti-Obama, in particolare all’interno del Tea Party Movement.
La decisione di mettere sotto processo l’infame Khalid Sheikh Mohammed insieme ai suoi complici a New York City, oltre al sequestro di numerose moschee e di altri edifici in America da parte del governo per il motivo che sono asset iraniani, contribuisce ulteriormente al crescente umore di isterismo antimusulmano. Questa atmosfera è accentuata dalle azioni scellerate e irresponsabili di alcuni gruppi di musulmani che sono sovvenzionati dalle istituzioni, e devono pertanto essere considerati parte integrante dell’apparato di controllo sociale nazionale americano.
La narrativa dei media che viene ora consolidata una settimana dopo le sparatorie è piena di contraddizioni, silenzi imbarazzati e di assurdità. È quindi necessario un terzo e distinto approccio a questo caso, uno che consideri Hasan una vittima manipolata nel contesto di un’operazione relativamente sofisticata messa in scena da forze all’interno della comunità di intelligence americana, usando metodi e asset che dovrebbero ormai essere ben conosciuti.
Il Maggiore Hasan può essere visto come un misto di Lee Harvey Oswald, il leggendario “pilota-suicida” del 9/11, Mohammed Atta, e Cho Seung-Hui (presunto artefice della sparatoria della Virginia Tech nell’aprile del 2007). Ha anche alcuni elementi [in comune] con il presunto assassino di Robert Kennedy, Sirhan Sirhan, e con John Hinckley Jr., che fu coinvolto in un attentato contro il presidente Reagan, entrambi sono sopravvissuti alle operazioni in cui erano implicati. Quindi [Hasan] rappresenta un nuovo cocktail di ingredienti di vittime. Fino ad ora, i terroristi islamici erano venuti in gruppi collettivisti, e non da soli.
Il Maggiore Hasan in contrasto è una persona agitata e solitaria nella tradizione di Oswald, e al tempo stesso incarna il fanatismo religioso di Atta, oltre ad alcuni dei suoi peccati veniali. Hasan è questa novità, un solitario e agitato fondamentalista islamico, anche se questo sembra un po’ una contraddizione in termini. Come Cho, il Maggiore Hasan emerge dalla clinica psichiatrica, nel suo caso come psichiatra praticante, ma come uno strizzacervelli con gravi sintomi propri. Come tutte le vittime, Hasan combina la vistosa e ostentata proclamazione del suo credo personale ad un’apparente immunità dalle contromisure burocratiche che normalmente gli avrebbero fatto chiudere automaticamente la bocca. Hasan viene rivelato come un fanatico, un disadattato e un vero e proprio caso di semi-psicosi o psicosi mentale che non poteva sussistere senza protettori nelle alte sfere della comunità dell’intelligence americana.
Nel mio libro del 2005 “9/11 Terrorismo Sintetico” ho sostenuto che gli attentati del 9/11 ed altri recenti attacchi terroristici sono state delle provocazioni cinicamente orchestrate da reti criminali controllate dai privati operanti all’interno delle agenzie di intelligence americane per fini di manipolazione politica di massa. Iniziando con un’analisi d’insieme delle azioni terroristiche partendo dalla Congiura delle Polveri del 1605 fino al 9/11, ho sviluppato un metodo di analisi del terrorismo sotto falsa bandiera sponsorizzato dallo stato che distinguesse i ruoli delle vittime fanatiche, ingannate o psicotiche come Oswald, di talpe sovversive nascoste come ufficiali all’interno delle agenzie governative, e dei tecnici o killer professionisti che realmente creano gli effetti osservati, tutti comandati e coordinati dall’esterno del governo, e tutti operanti entro l’atmosfera di lavaggio del cervello di massa fornita dai media di Wall Street. Ho inoltre messo in luce il ruolo delle esercitazioni militari che vengono dirottate e trasformate in reali attacchi terroristici. Per comprendere il massacro di Fort Hood, è indispensabile applicare questo metodo anche in questo caso.
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