di Davide Pelanda - Megachip.
Adattamento da miskappa.blogspot.com.
I conti non tornano all’Aquila.
Come si può facilmente capire dai dati pubblicati qui: dati della Protezione Civile e del Comune dell’Aquila. I numeri della popolazione aquilana sfollata e disgregata.
Se si sommano i dati dell’organizzazione guidata da Bertolaso con quelli del comune c’è una differenza di 9915 unità
e sicuramente anche altri ancora che risultano invisibili, come dei fantasmi.
Infatti, secondo i dati della Protezione Civile al 22 gennaio 2010 gli sfollati assistiti risultano essere:
Alloggi in Autonoma Sistemazione = 30.636;
C.A.S.E = 12.059;
M.A.P. = 2.362;
In alberghi/caserme = 10.128;
In alberghi fuori provincia = 6.195;
In affitto concordato = 2.241.
Mentre secondo il Comune dell’Aquila, alla stessa data 2.200 sono gli aquilani nelle case in affitto concordato e pagato dalla Protezione Civile, 11.300 quelli entrati nell'acronimo C.A.S.E., 170 nei moduli provvisori (M.A.P.), 9.400 gli ospiti in hotel della provincia, 30.636 non assistiti dalla Protezione Civile ma in autonoma sistemazione.
Di chi fidarsi? Molti credono più alla tv, che dà altre cifre ancora.
E dal 1° febbraio “santo” Bertolaso, “patrono del terremoto aquilano” se ne va. Promosso sul campo. Soprattutto per aver tentato di esportare il “sistema Aquila” ad Haiti (con poteri assoluti conferitigli direttamente da Berlusconi per la gestione degli aiuti haitiani), con cittadini “deportati” in massa in hotel sulla costa contro la loro volontà, intanto che si creavano campi-tenda con clown, giocoleri e karaoke al seguito, tutti protetti e ovattati, con coprifuoco alla sera, dove i giornalisti vengono scortati dalle forze dell’ordine per parlare con la gente.
Alla signora Clinton non Haiti ma l’Aquila sarebbe bastata a bollare Bertolaso e le sue osservazioni come «chiacchiere da bar».
Ma lo stesso Bertolaso è stato promosso per aver assicurato a Berlusconi e al suo Governo nella “passerella” aquilana un enorme bacino di voti, dal quale far pescare il Pdl e il presidente della Regione Abruzzo.
Probabilmente infatti, come sappiamo proprio da Silvio Berlusconi, l’uomo con il maglione listato tricolore andrà a guidare un ministero. Lui è l’uomo giusto, l’uomo che da dieci mesi gestisce l’«emergenza» e la costruzione di interi quartieri, lui il plenipotenziario (soprattutto grazie anche alla legge che istituisce la Protezione Civile S.p.A) che fa e disfa a suo piacimento perché pensa e dice che «in situazioni di emergenza il comando deve essere assunto da una sola persona. In emergenza la democrazia non esiste»: lui è l’uomo che non deve chiedere mai, come un qualsiasi ministro di un qualunque dicastero romano.
Non solo, ma lo stesso Bertolaso, dopo le bacchettate in mondovisione della Clinton, è volato subito ancora a L’Aquila per annunciare che, entro il 6 aprile 2010, i frati minori avranno una nuova chiesa, un nuovo convento, una nuova mensa per i poveri e una foresteria, il tutto finanziato con circa un milione e ottocento mila euro raccolti dal quotidiano locale “Il Centro”, assieme ai fondi raccolti dalla stessa Protezione Civile, pari a un milione e mezzo di euro.
Il tutto verrà realizzato da una ditta comasca scelta direttamente dal “superman de noantri”, sempre Guido Bertolaso! Senza gare d’appalto. Non sia mai che ci sia evidenza pubblica al momento giusto.
Ora però Bertolaso non c’è più. Ed ha passato la palla dei terremotati al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi.
Intanto il Comune dell’Aquila è allo sbando per ciò che concerne i servizi da fornire ai cittadini. Tanto da far dichiarare il 20 gennaio scorso al sindaco Cialente che: «la mancanza di fondi per la ripresa economica è il vero buco nero di questo terremoto. Non riusciamo a comprendere le ragioni per le quali L’Aquila non ha avuto neppure un centesimo dei fondi, già stanziati, per il rilancio delle attività produttive ormai al collasso.»
Il sindaco reclama come minimo una quota parte dei fondi già stanziati: «300 milioni di euro in questa fase potrebbero bastare, perché è assolutamente necessario far partire il piano che abbiamo messo a punto. Sulla gestione dell’ emergenza non si può dire nulla, ma registriamo un fallimento totale per quel che riguarda le iniziative volte a sostenere la ripresa dell’economia.» Un fallimento totale, dice Cialente. Perché? Una simile situazione «non è frutto di incapacità – afferma il sindaco - bensì di una assoluta mancanza di interventi.»
La crisi morde ovunque nel mondo. Ma a Cialente tocca il disagio e la sofferenza di una vera moltitudine rimasta senza lavoro: «Tra loro c’è chi, pur avendo avuto un alloggio, ci chiede di poter rimanere ancora sotto il regime dell’autonoma sistemazione, perché solo così riesce almeno a sopravvivere.»
Le abitazioni in fascia B e C (quelle con danni non strutturali) vengono ristrutturate troppo lentamente. «A luglio i proprietari di tali case non potranno restare negli alberghi o in alloggi privati a spese dello Stato. Voglio ricordare a tutti che per alberghi e residence si stanno spendendo ancora circa 580 mila euro al giorno», ricorda Cialente.
Non è la normalità che era stata promessa. Non è la regolarità che le tv del Capo sbandierano nei loro filmati.

Foto e fonti : http://miskappa.blogspot.com, della blogger aquilana Anna Pacifica Colasacco.



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