Domenica, Marzo 21, 2010
   
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Conto alla rovescia contro una distruzione ambientale

Politica e Beni Comuni

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dragaggdi Simona Barba - Megachip.

La mobilitazione popolare in Abruzzo contro i ripascimenti delle spiagge comincia a dare i primi risultati: è notizia pubblica del 29 gennaio che la Sovrintendenza per i Beni e le Attività Culturali in Abruzzo, venuta a conoscenza del progetto della Regione Abruzzo, sta richiedendo la documentazione necessaria per esaminare il caso, avvertendo intanto che i lavori non potranno essere iniziati il prossimo 10 febbraio.

 

 



Sulle pagine dei quotidiani locali svetta la replica dell'assessore regionale Mauro Febbo, l'inflessibile portatore di questo progetto: per lui non si tratta di blocco ma solo di una richiesta di ulteriore documentazione. Dunque i lavori inizieranno come previsto.

Come purtroppo ultimamente avviene nel nostro paese, è sempre un problema di informazione: non si conosce l'oggettività dei fatti e si va avanti a colpi di contraddittori. L'assessore Febbo non risponde alle domande. Lui interpreta. Deve chiosare perfino una circolare scritta chiaramente, come quella dalla Sovrintendenza.
Ma i cittadini questa volta non stanno a guardare, tanto da riprendersi le informazioni e i fatti.
E i fatti in questo caso sono le relazioni tecniche scientifiche che il WWF ha reso disponibili alla lettura. Vediamole in sintesi.

Primo punto: il documento di Valutazione di incidenza ambientale ha come frontespizio il logo della Regione Abruzzo, sotto poi si legge che il documento è di proprietà della MODIMAR SRL, ditta appaltatrice, che non autorizza la diffusione del documento senza propria autorizzazione scritta.
Prima domanda importante: la valutazione di incidenza ambientale è stata fatta dalla ditta che ha ricevuto l'appalto?

Secondo punto: sono state affidate a professori di università locali gli studi di impatto di tali cave, ma esiste uno studio comparativo di diversi metodi per combattere l'erosione? O si è deciso in modo arbitrario l'uso della tecnica dei ripascimenti?  È chiaro a tutti che l'erosione della costa è un processo innescato dal decadimento dell'ambiente naturale , causato da cementificazione, dragaggio dei fiumi ecc. C'è dunque da chiedersi: esiste una progettazione di un sistema coerente di difesa dall'erosione a lunga durata?

Terzo punto: la compatibilità delle cave si basa su due analisi di flussi idrodinamici basate sullo strumento della modellazione numerica. Queste due simulazioni dimostrerebbero il basso impatto sulla costa di tali cave. Ebbene, la relazione finale trae le conclusioni soltanto dai risultati di output che provengono dalla modellazione. Chi si occupa di modellazione numerica sa che i risultati sono sempre teorici e legati al metodo di raccolta dei dati input.
Per esempio se andiamo a leggere l'estratto di ricerca effettuato dall'unita di ricerca delle università di Genova, Cagliari e Catania si legge chiaramente che i modelli numerici devono essere necessariamente paragonati con modelli basati su dati storici attinenti a cave e ripascimenti già effettati. E sempre nel loro estratto di ricerca si legge "Per esempio, studi recenti effettuati nell'ambito del progetto di ricerca europeo HUMOR, hanno mostrato che l'estrazione di sabbia da ‘shore-face connected ridges', (tratti vicini alla costa) può causare l'erosione della spiaggia e l'arretramento della linea di costa".  Qui sorgono due nuove domande. É stata fatta l'analisi dei ripascimenti realizzati nel passato? Siamo consapevoli che corriamo il rischio di creare addirittura un effetto di erosione sui tratti di spiaggia antistanti le cave?

Quarto punto: una delle due cave è nella Riserva naturale di Punta Aderci, istituita nel 1998 dalla Regione Abruzzo. Non si capisce come un'area protetta possa essere oggetto di una cava sottomarina, e tanto meno si capisce  come possa mancare uno studio di impatto sull'ecosistema marino, di tipo biologico e faunistico. Come mai?

Quinto punto: la storia dei ripascimenti in Abruzzo la possiamo trovare sintetizzata in Prima da Noi . Questo è l'ennesimo ripascimento lungo le coste abruzzesi. Occorre chiedersi: l'impresa esecutrice riesce a dare una garanzia dell'intervento? La mia auto ha una garanzia di 5 anni, il mio pannello fotovoltaico di 10 anni, quanti anni di garanzia dà ai cittadini una ditta che effettua un ripascimento da 21 milioni di euro, considerando che l'attuale durata media di questi interventi sulle coste abruzzesi è di circa 3 anni?

Queste le domande. Pretendiamo che le risposte istituzionali si dimostrino meno improvvisate che in passato. L'impressione è che la politica istituzionale sia completamente impreparata rispetto alle emergenze ambientali. E una politica che non ha conoscenza diventa una politica che non può decidere. I danni rischiano di essere irreparabili.

 

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