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Rapporto Caritas. Oltre 4 milioni gli immigrati, 600mila gli studenti

Politica e Beni Comuni

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immigrati_adi Vincenzo Bisbiglia - dazebao.org.

ROMA - Sono oltre 4 milioni e mezzo gli stranieri residenti in Italia, tenendo conto della recente regolarizzazione delle badanti (settembre 2009). Il dato è quello del Dossier statistico immigrazione della Caritas/Migrantes (che analizza i dati fino alla fine del 2008). Gli immigrati regolari incidono quindi tra il 6,5 per cento (residenti) e il 7,2 per cento (totale presenze regolari) sull’intera popolazione.

Ai primi posti, romeni (circa 800 mila persone, il 20,5 per cento degli immigrati in Italia), albanesi (oltre 440 mila, l’11,3 per cento), marocchini (403mila, il 10,4 per cento), cinesi (170 mila, il 4,4 per cento) e ucraini (quasi 154 mila, il 4 per cento). Quasi irrilevanti le altre percentuali, prese singolarmente. Il Dossier conta anche 793 apolidi.


A livello territoriale, gli immigrati risiedono soprattutto al Nord (62,1 per cento), con preferenza per Lombardia (23,3 per cento), Veneto (11,7 per cento) ed Emilia Romagna (10,8 per cento). Più ridotte le presenze al Centro (25,1 per cento), dove spicca l’11,6 del Lazio, e al Sud (12,8 per cento).

Il dinamismo della popolazione straniera – si legge nella scheda di presentazione del Dossier - è da ricondurre principalmente alla sua evoluzione demografica da una parte e alla domanda di occupazione del Paese dall’altra, mentre influiscono in misura veramente minima le poche decine di migliaia di sbarchi, pari a meno dell’uno per cento della presenza regolare. Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Non si tratta neppure di un cinquantesimo rispetto alla presenza di immigrati regolari in Italia. Il Dossier esamina la popolazione straniera, di cui “oltre un quinto” è costituito da minori (862.453), cinque punti percentuali in più rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sulle nascite totali registrate in Italia. L’età media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri gli ultra 65enni sono solo il due per cento.

Tra gli studenti gli alunni figli di genitori stranieri, nell’anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un’incidenza del sette per cento. L’aumento annuale è stato di 54.800 unità, pari a circa il dieci per cento. L’incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3 per cento). Si tratta di alunni “stranieri” per modo di dire, perché quasi 4 su 10 (37 per cento) sono nati in Italia e di questo Paese si considerano cittadini; e il rapporto sale a ben 7 su 10 tra gli iscritti alla scuola dell’infanzia. I lavoratori nati all’estero sono il 15,5 per cento del totale. Il Dossier prende in esame anche il rapporto tra immigrazione e criminalità e quello sul loro apporto contributivo fiscale. I dati sottolineano che “gli stranieri non sono persone dal tasso di delinquenza più alto, non stanno dando luogo a una invasione di carattere religioso, non consumano risorse pubbliche più di quanto versino con tasse e contributi, non sono disaffezionati al Paese che li ha accolti e, al contrario, sono un efficace ammortizzatore demografico e occupazionale”. Importante dire che l’aumento della criminalità non è proporzionale all’aumento della popolazione straniera residente.

Dal punto di vista sociale, il Dossier rileva che le acquisizioni di cittadinanza (39.484 nel 2008) sono quadruplicate rispetto al 2000 e più che quintuplicate (53.696) se si tiene conto anche delle cittadinanze riconosciute direttamente dai Comuni. In aumento anche i matrimoni misti. In 12 anni (1995-2007) sono stati celebrati 222.521 matrimoni misti, dei quali 23.560 nell’ultimo anno, pari a circa un decimo del totale. Questi matrimoni sono una frontiera avvincente ma a volte difficile da presidiare: non mancano, infatti, i fallimenti (il 6,7% delle separazioni e il 5,7% dei divorzi riguardano queste coppie).

Fonte: QUI.

 


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